Programma

Il sistema di istruzione e formazione è stato a lungo pensato come un motore di mobilità sociale e come un grande dispositivo per realizzare il diritto di cittadinanza. E in parte ha funzionato in questo senso. Il livello medio di istruzione si è elevato nell’ultimo trentennio, ma le disuguaglianze nel completamento della scuola superiore e dell’università tra i figli di famiglie economicamente e culturalmente povere e figli delle famiglie ricche persistono. La geografia sociale del paese evidenzia, poi, grandi differenze territoriali nei livelli di istruzione. Quali sono i fattori che contribuiscono a perpetuare la stratificazione degli esiti scolastici? Quali politiche possono essere adottate per creare maggiore uguaglianza nelle opportunità di accesso all’istruzione superiore e maggiore equità e qualità nei risultati i finali? La didattica a distanza condotta in condizioni emergenziali nella fase del COVID-19 ha acuito le disuguaglianze educative?

In Italia un quarto dei giovani tra i 18 e i 24 anni è inattivo, il tasso di disoccupazione tra i giovani laureati è il più alto d’Europa, il mismatch tra le competenze dei giovani e le richieste dal sistema produttivo è elevato: l’obiettivo di aumentare le possibilità di ingresso dei giovani nel lavoro è unanimemente ritenuto prioritario. Allora, quale ruolo possono giocare i percorsi di istruzione tecnica nell’avvicinare la formazione al lavoro? Come rendere l’istruzione tecnica attrattiva anche per le ragazze? Quali competenze possono essere impiegabili nel sistema produttivo non solo in termini immediati ma in un’ottica di sostegno delle future trasformazioni del lavoro? La formazione tecnica deve essere centrata sulle competenze disciplinari o anche su quelle trasversali? Come si forma un buon tecnico che sia anche un buon cittadino, consapevole delle esigenze di efficienza dei sistemi di produzione e della sostenibilità sociale dei processi lavorativi?

Il mondo dell’artigianato è un arcipelago di lavori in trasformazione: si passa dai tradizionali lavori manuali ai lavori immateriali, da un prototipo fabbricabile alla costruzione di un impianto di climatizzazione con sistemi di domotica. Si creano pertanto sia aggregati di competenze tradizionali e competenze tecnologiche evolute, sia nuove figure come l’artigiano digitale, il “maker”, che esprime una nuova attenzione verso la qualità e la personalizzazione dei prodotti utilizzando le tecnologie elettroniche e dell’informazione. Come formare i nuovi artigiani, capaci di unire i gesti della tradizione con le conoscenze dei nuovi sistemi tecnologici? Basta il tradizionale affiancamento ai maestri della professione oppure occorrono nuovi percorsi di formazione? Come cambia la formazione quando questa avviene tra pari, come nell’artigianato digitale, piuttosto che in una struttura formativa? Come può essere ripensata la formazione dopo il Covid?

L’ingresso delle nuove tecnologie nei processi di istruzione e nelle attività di formazione sta trasformando l’apprendimento: influenza la relazione tra docente e discente, muta la professionalità degli insegnanti. Stiamo andando verso un assottigliarsi del ruolo del docente o le nuove tecnologie si qualificano piuttosto come strumenti di un suo nuovo ruolo, ancor più improntato sulla sua capacità di suscitare condizioni di apprendimento utili allo sviluppo della persona? Le nuove tecnologie sono strumenti che facilitano l’apprendimento dei contenuti delle discipline o possono diventare anche mezzi per un’analisi più articolata del mondo, basata sulla pluralità dei linguaggi e delle fonti? E perché l’introduzione delle nuove tecnologie della formazione spesso non raggiunge i risultati desiderati? Le nuove tecnologie nella formazione come possono valorizzare il rapporto tra le persone e stimolare la loro creatività?

L’uguaglianza delle possibilità di accesso all’istruzione e di partecipazione effettiva all’apprendimento rappresenta uno dei più elevati principi sanciti dalla nostra Costituzione. Un principio che fatica ancor oggi ad affermarsi appieno. Eppure nelle scuole si sviluppano tante idee e si praticano tante esperienze originali ispirate a tale principio. Quale potrebbe essere una didattica dell’inclusione sociale? Quali sono i principali ostacoli alla realizzazione di una scuola dell’inclusione per i giovani portatori di disabilità? E come rimuovere tali ostacoli? Inclusione sociale ed eccellenza dell’apprendimento sono in contrasto? Come recuperare le perdite nei processi di apprendimento verificatesi durante i mesi del lockdown delle scuole e della didattica a distanza?

La contrazione del settore industriale e il peso crescente del terziario, le esigenze di modernizzazione della pubblica amministrazione, le trasformazioni dei processi produttivi, l’evoluzione dei mestieri, la presenza di forti rischi di disoccupazione e molti altri fattori stanno tracciando nuovi scenari e lanciano nuove sfide alle politiche di formazione continua dei lavoratori. Quali politiche, metodi e strumenti consentono alle imprese e alle pubbliche amministrazioni di elaborare iniziative formative e ai lavoratori di partecipare a percorsi che li abilitino sia nelle organizzazioni che nel mercato del lavoro? Quali diritti e tutele per garantire l’impiegabilità dei lavoratori in un contesto produttivo di rapida obsolescenza delle competenze? Quali sono le cause dell’arretrato posizionamento dell’Italia su scala internazionale? Quali fabbisogni di competenze informatiche ha evidenziato l’esperienza emergenziale dello smart working? La contrattazione collettiva e il bilateralismo possono favorire l’estensione e la qualificazione delle politiche di formazione continua?

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